La Fondazione Sahel contro la desertificazione

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COMUNICATO STAMPA DEL DICASTERO PER IL SERVIZIO DELLO SVILUPPO UMANO INTEGRALE

RIUNIONE DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DELLA FONDAZIONE GIOVANNI PAOLO II PER IL SAHEL (DAKAR, SENEGAL, 21-25 FEBBRAIO 2017)

 

Dal 21 al 25 febbraio si terrà a Dakar in Senegal la riunione annuale del consiglio di amministrazione della Fondazione Giovanni Paolo II per il Sahel affidata, fin dalla sua nascita nel 1984 da parte di San Giovanni Paolo II, al Pontificio Consiglio Cor Unum, e ora al Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, che ha assorbito le competenze di Cor Unum. Al cda prenderà parte il Segretario delegato del Dicastero, Mons. Giampietro Dal Toso, in qualità di osservatore della Santa Sede, ed è altresì prevista la visita del Nunzio apostolico in Senegal, Mons. Michael Wallace Banach. Nel corso della riunione, il cda sarà chiamato anche a esaminare i progetti in attesa di finanziamento. Nel corso del 2016 i progetti già finanziati sono 43 in sei Paesi per un totale di circa 550 mila dollari.

I membri del cda sono: S.E. Mons. Sanou Lucas Kalfa, Vescovo di Banfora (Burkina Faso), presidente del Consiglio di amministrazione; S.E. Mons. Mamba Paul Abel, Vescovo di  Ziguinchor (Senegal), vicepresidente; S.E. Mons. Happe Martin Albert, Vescovo di Nouakchott (Mauritania), tesoriere; S.E. Mons. Ouedraogo Ambroise, Vescovo di Maradi (Niger); S. E. Mons. Ildo Fortes, Vescovo di Mindelo (Capo Verde), S.E. Mons. Djitangar Edmond, Arcivescovo di N’Djamena (Ciad); S.E. Mons. Ellison Robert Patrick, Vescovo di Banjul (Gambia); S.E. Mons. Pedro Carlos Zilli, Vescovo di Bafata (Guinea Bissau); S.E. Mons. Traore Augustin, Vescovo di Segou (Mali).

Con la collaborazione, in particolare, della Conferenza Episcopale Italiana, della Conferenza Episcopale Tedesca, della Chiesa e delle comunità locali, la Fondazione realizza – a nome del Santo Padre, in favore delle comunità appartenenti ai Paesi membri della stessa (Burkina Faso, Capo Verde, Gambia, Guinea Bissau, Mali, Mauritania, Niger, Senegal, Ciad) – progetti contro la desertificazione, nel settore ambientale, della gestione e dello sviluppo delle unità agricole, degli impianti di pompaggio dell’acqua, del miglioramento della acque potabili, e delle energie rinnovabili. Essa si occupa inoltre di formare personale tecnico specializzato, che possa mettersi al servizio del proprio paese. Nel corso degli anni, infine, la Fondazione è diventata uno strumento di dialogo inter-religioso: la maggioranza dei beneficiari, infatti, appartiene alla religione musulmana.

I dati più aggiornati dello Human Development Index, che individua l’indice di sviluppo umano per ciascun paese della comunità internazionale, evidenziano come tra gli ultimi 20 Paesi della graduatoria 19 appartengano all’Africa, e di questi ultimi 7 si trovino nella zona del Sahel, che risulta tra le regioni più povere del pianeta. Tra i problemi più gravi si registrano le frequenti crisi alimentari e l’esaurimento delle risorse naturali, soprattutto quelle idriche. L’area, inoltre, è oggi una delle principali zone di addestramento di gruppi terroristici, oltre che di violenza sulla popolazione.

Fino al 2015 i progetti finanziati dalla Fondazione Giovanni Paolo II per il Sahel sono stati circa 3200 per un totale di oltre 37 milioni di dollari stanziati. Tra i maggiori sostenitori della Fondazione si annoverano in particolare la Conferenza Episcopale Italiana e la Conferenza Episcopale Tedesca.

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La Fondazione Giovanni Paolo II per il Sahel è stata fondata da Papa Giovanni Paolo II nel 1984, dopo la sua prima visita in Africa, dove vide personalmente la grande tragedia dei popoli provati dalla siccità e dalla desertificazione. Ha sede presso il segretariato operativo di Ouagadougou.

Con la collaborazione della Conferenza episcopale italiana, della Chiesa e della comunità locale, la Fondazione è impegnata a dare testimonianza della vicinanza del Papa alle persone che vivono nelle zone più povere del pianeta, realizzando progetti contro la desertificazione, nel settore ambientale, dello sviluppo agricolo e degli impianti di pompaggio dell’acqua, delle energie rinnovabili.

Si occupa inoltre di formare personale tecnico specializzato, che possa mettersi al servizio del proprio paese.

Negli anni la Fondazione è diventata, infine, uno strumento di dialogo inter-religioso: la maggioranza dei beneficiari, infatti, appartiene alla religione musulmana.

Della Fondazione fanno parte 9 paesi della regione del Sahel: Burkina Faso, Capo Verde, Gambia, Guinea Bissau, Mali, Mauritania, Niger, Senegal, Ciad.

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